Ehi!
Stasera, su RaiTre, alle ore 21:10
Che Tempo Che Fa ospita Roberto Saviano.
Sintonizzatevi, sintonizzatevi, sintonizzatevi.
Ehi!
Stasera, su RaiTre, alle ore 21:10
Che Tempo Che Fa ospita Roberto Saviano.
Sintonizzatevi, sintonizzatevi, sintonizzatevi.
Mi piace il mio nome. Molto.
C'è chi lo abbrevia con due semplici lettere, e ne esce una cosa stupenda:
le persone, coloro che mi stanno a cuore, per chiamarmi affermano.
Cercando di attirare la mia attenzione,
dicono un continuo 'Sì' al mondo.
Occhei.
Insomma ho cominciato; finalmente il momento è arrivato e ieri ho seguito la mie prime ore di lezione qua a Parma.
Non so come, non so perché, ma sono clamorosamente riuscita ad arrivare in ritardo alla mia prima ora. Sia chiaro che -ovviamente!- il disguido non è imputabile alla sottoscritta, anche perché se dio ha messo su questa terra un esempio di essere pignolo come l'esattore delle tasse, e preciso come l'ora della morte... Beh, quell'uomo son'io.
Ops.
Quella donna, va beh.
Insomma ho cominciato non esattamente col piede giusto, a causa di un orario scritto male dalla segreteria; sono arrivata sul posto con 40 minuti di ritardo; la lezione era già in medias res, e il prof si sbracciava al di là della porta oblòmunita, con ampi gesti molto coreografici.
Fuori dalla porta s'era formato un gruppetto di miei colleghi (quanto posso odiare questa parola?!) che alla domanda 'Ma questa è la lezione di Storia delle dottrine politiche?' fanno un cenno unanime col capo, e alla domanda... 'Beh... Avete intenzione di entrare... O no??' rispondono 'Aspettiamo l'intervallo tra le due ore'. E va beh: mi immolo io. Entro come capofila -figura merdae- il prof si mette un attimo in stand-by, e mi schiocca un bel 'Buongiorno!'. E bon, si comincia bene proprio, sì sì sì.
Comunque noto ciò: la classe di giornalismo è poco numerosa e questo mi piace, visto che, venendo da un ateneo piccolo come quello senese, temevo che spostandomi avrei avuto difficoltà ad inserirmi in un contesto didattico diciamo sovraffollato, rischiando di perdere quel rapporto abbastanza stretto di collaborazione ad personam che avevo con i professori di lettere, e al quale tenevo molto.
Altra cosa che noto: siamo tutti ragazzi del nord. Strano, mi dico, ma qui han tutti accenti familiari, Emilia Romagna o poco più in là.
Seconda lezione: Comunicazione giornalistica e pubblicitaria. Ore durante le quali ho i primi deliri di onnipotenza. Il professore parla di progetti editoriali, di articoli che dovremo produrre per il giornale di facoltà, di lavori pubblicitari et cetera et cetera... Io viaggio di testa niente male: mi si sovrappongono mille idee nel nucleo caldo del mio cervellino, penso una cosa, poi la scarto alla velocità della luce perché la successiva mi sembra migliore, e così via, via, via.
Sbaglio i miei calcoli: il professore -con mio grande disappunto- interrompe il mio monologo interiore e mi interpella per rispondere ad una domanda; io mi sono palesemente persa nei dedali dei miei pensieri, sparo una risposta a cazzo: 'Mah... Direi circa un'ora', 'No signorina, erano almeno 16'. Perfetto.
Va beh, intanto sarà meglio che io segua la lezione, magari....
Fuori dall'aula un ragazzo mi ferma. Un mio compagno di corso. Mi chiede se abbia di già compilato il piano di studi (questa vince in originalità). Ci tratteniamo qualche minuto a parlare, e non posso fare a meno di notare che qualcosa in tutte le sue frasi stona: c'è uno stridore di fondo che non riesco a cogliere pienamente... Non so, è come se scegliesse le parole senza cura... Mentre mi parla vedo la sua bocca mimare il discorso e intanto non posso fare a meno di pensare che io avrei usato in quel contesto una parola diversa, che quel termine è troppo generico per indicare quel che comunque intuisco voglia dire, che, che, che
Questo vuole fare il giornalista, ovvio.
Dio -mi son detta- se son tutti così, io qua dentro sono di gran lunga la migliore. Ah!
[L'Amore è enfiteusi del cuore]
...è un giorno magico.
Non è che perché una cosa costa poco...
...Devi comprarla per forza anche se non ti servirà MAI nella vita!
Eccheccavolo!
Amo il mare d'inverno.
Il mare, in inverno, è così intimo, è qualcosa di fortemente personale.
Puoi camminarci dentro a piedi scalzi, e sentire il sale che ti mastica la pelle. La sensazione di sollievo caustico.
[Alzare di scatto il passo e scagliare un po' di gocce all'intorno]